Taglio dei parlamentari: quando la politica insegue il consenso

La proposta per il taglio del numero dei parlamentari ha superato l’iter alle due camere. Il provvedimento bandiera del M5S, ha visto l’appoggio dei partiti di maggioranza e buona parte dell’ opposizione (esclusi +Europa e Noi con l’Italia), adesso- tramite un referendum ci sarà la possibilità di contrastarlo (solo se vengono raccolte almeno 500 mila firme).

Il testo prevede il taglio di 345 parlamentari a fronte di un recupero di circa 80 milioni di euro. Ma per i cittadini cosa cambia?

Cercando di tralasciare le componenti demagogiche come il numero troppo alto di parlamentari rispetto al resto d’Europa (non é vero) o una velocizzazione dei vari step burocratici, proviamo a spiegare il significato di questo provvedimento.

Il nostro stato si ritroverà a fronteggiare un rapporto tra cittadini ed eletti di 1 a 101 mila; questo potrebbe apparire un dato ininfluente, ma rischia di alterare profondamente le radici democratiche del nostro paese. Così come strutturata, la riforma porterebbe ad un ampliamento dei singoli colleggi e conseguetemente a liste ancora più bloccate. In questo modo, il vero potere passerebbe in mano ai “grandi capi” dei partiti. É necessario perciò affiancare a questa riforma, un pacchetto di “correttivi” imponente. Innanzitutto, servirebbe una modifica della legge elettorale, indirizzandosi verso un proprorzionale puro ma con un innalzamento della soglia di sbarramento almeno al 5%, il che, negherebbe a molte espressioni politiche l’accesso al Parlamento e perciò di invalidire di fatto, il voto di molti italiani. Inoltre, la nuova legge dovrebbe comportare necessariamente l’abbassamento del quorum per le elezioni di cariche come quella del Presidente della Repubblica e andrebbe a formare delle commissioni parlamentari costituite da pochissimi eletti. Questi correttivi, come sottolinea il costituzionalista Clementi, andrebbero portati avanti in un’azione unica e complessiva. Quand’anche questa dovesse essere fatta, il rischio in cui incorriamo non é di poco conto.

Conseguenze come l’ampliamento dei collegi e l’innalzamento del rapporto tra eletti ed elettori significano un crollo sia della rappresentanza territoriale, sia di un eventuale avvicinamento del popolo alle istituzioni.

Come diversi costituzionalisti hanno affermato, la posta in gioco é troppo alta rispetto al tornaconto finale; la sensazione é che ancora una volta si operi in ottica del favore dell’opinione pubblica e non con una visione più responsabile e lungimirante.

Matteo Guglielmo

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