Le piazze chiamano, i Verdi piemontesi rispondono

Dopo lo sciopero mondiale per il clima l’assemblea regionale piemontese dei Verdi nomina co-portavoce Tiziana Mossa e Alessandro Pizzi

Si é tenuta nella giornata di domenica 29 settembre l’assemblea regionale dei Verdi in quel di Torino. Con la presenza della portavoce nazionale Elena Grandi, si é deliberato per la scelta di Tiziana Mossa e Alessandro Pizzi come co-portavoce del Piemonte. La decisione dimostra una volontà di un cambio di passo anche in ottica dei prossimi appuntamenti elettorali.

Ecco le parole a caldo dei due co-portavoce:

《Nasce una nuova pagina dei Verdi del Piemonte per raccogliere le tante voci come il grido dei tantissimi giovani scesi in piazza per il clima, per salvaguardare il pianeta dalla cattiva azione dell’uomo, cercando di affrontare cosi da subito i temi dell’emergenza climatica e ambientale.Affinché il tutto si possa tradurre in nuove opportunità di lavoro e con esso rilanciare il tessuto sociale sempre più in difficoltà》.

Forti dell’onda che sta attraversando l’Europa, i Verdi tenteranno di costruire un nuovo progetto che parta proprio dai territori e visto la partecipazione sia allo sciopero sia all’assemblea, questo non può che essere solo l’inizio.

Matteo Guglielmo

Il “Tempo” per cambiare è ora

Tiziana Mossa, commissaria regionale dei Verdi, ci spiega cosa va cambiato

Il 27 ci sarà una manifestazione internazionale contro il cambiamento climatico. Cosa significa questo evento di una portata così grande?

Sarà il piu grande evento per il pianeta! Trump non pervenuto!!!Sono sempre più numerosi i cittadini che vogliono aria più pulita, meno plastica nei nostri oceani, più energia da fonti rinnovabili, un futuro sostenibile per i bambini, in breve più risolutezza politica.Tutti, indistintamente, avranno il diritto di alzare la voce affinché venga tutelato il proprio diritto al futuro, mai messo in discussione come oggi.

In Italia, secondo lei non c’è ancora da costruire una cultura  dell’ambiente? Siamo più arretrati dal punto di vista della consapevolezza in tematiche ambientali?

In Italia non esiste una materia d’insegnamento riguardante in modo specifico l’educazione ambientale che sia impartita nella scuole di stato, tuttavia credo che in questo momento, mai come ora dalla nostra comunità stia arrivando un messaggio chiaro e forte: l’ ambientalismo, come la sostenibilità e tutti i temi che ne derivano è vivo e vegeto! Essere sostenibili, proteggere  e valorizzare l’ ambiente, significa, nel quotidiano, modificare gli stili di vita, rispetto alle abitudini sprecone, a 360 gradi. Ed è ciò che gli italiani stanno facendo tutti i santi giorni!!! 

Il nuovo governo sembra guardare alla componente ambientale con più attenzione. Ha già potuto scorgere qualche segnale in merito?

Il governo giallo- verde è finito. Ora toccherà ad un governo giallo-rosso.Il nuovo governo non potrà che nascere sulla linea di discontinuità, mettendo come priorità l’emergenza sociale-economica e quella ambientale-climatica. Da parte del M5S non ho registrato nessun cenno critico all’esperienza di governo con la Lega. Per noi Verdi la  priorità resta  l’emergenza sociale–economica e quella ambientale-climatica e abrogando le norme del governo giallo- nero violano i diritti umani e quelle dannose per l’ambiente: dal piano energia clima alla norma sullo sversamento dei fanghi ambientali, fino alle deroghe ai vincoli ambientali e paesaggistici in nome della crescita e il condono edilizio. Ma soprattutto i grillini non hanno fatto nessuna autocritica sulle pericolose politiche approvate insieme alla Lega su migrazione, libertà di stampa e libertà di manifestazione contenute soprattutto nel famigerato decreto sicurezza bis. Non basta dunque l’ aumento del prezzo delle merendine per tutelare l’ambiente!!!!!

Tiziana Mossa, ministra dell’ambiente. I primi  provvedimenti imprescindibili che attuerebbe al più presto.

Ecco cosa farebbe il Ministro Tiziana Mossa: attuerei un piano che affronti l’emergenza climatica. Con serietà e dedizione senza tentennamenti  e senza inganni!!Riduzione  dalla nostra dipendenza dai fossili mettendo in atto misure coraggiose contro il dissesto idrogeologico.Legge contro il consumo del suolo, per la messa in sicurezza e l’efficienza energetica degli edifici; che incentivi le 4 R, Riduzione, Riutilizzo, Riciclo e Recupero dei rifiuti, al posto di discariche e inceneritori; che preveda la bonifica dei siti inquinanti; che avvii la riconversione industriale dell’Ilva; che sposti i contributi dello Stato dalle energie fossili alle energie rinnovabili. Tutte misure queste che creano posti di lavoro “virtuosi”, l’inizio di una vera riconversione economica ormai non più rinviabile.

Matteo Guglielmo

C’eravamo tanto amati

Matteo Renzi annuncia la scissione, la diaspora del centro-sinistra non si ferma

Matteo Renzi ha annunciato ciò che aleggiava nell’aria da tempo. Questa mattina l’ex segretario del PD ha formalizzato la sua uscita – insieme a un consistente numero di parlamentari- dal Nazareno. La scissione dell’ala renziana è arrivata in seguito al piano realizzato di costituire un nuovo asse di governo e dall’ uscita dal partito di esponenti di spicco come Calenda e Richetti. Ma cos’hanno in comune queste due reazioni?

Alla base si potrebbe pensare che, fatta eccezione dell’idea di costruire un nuovo partito, non ci sia nulla di similare nelle due azioni; in effetti le cose son ben diverse. Se da una parte Calenda e Richetti hanno dimostrato di voler approfondire il progetto di Siamo Europei perché non concordi con la scelta di coalizione con il M5S, l’idea di Matteo Renzi è ben più ambigua. Anzi ambigua forse non è la parola più consona. In realtà, la maggior parte di coloro che si interessano al tema, sanno perfettamente che la scelta dell’ex premier arriva dalla volontà di affermarsi nuovamente come figura di primissimo piano e che quindi la motivazione politica sia esclusivamente una questione di leadership.

Renzi ha confermato anche al Presidente Conte che l’appoggio parlamentare (si parla di circa 30 persone tra senatori e deputati), sarà solido e indiscusso. Abbiamo visto che qualsiasi previsione di questo periodo sarebbe rischiosa, ma su questo punto non ci dovrebbero essere troppi dubbi. Il tornaconto politico di Matteo Renzi dal sostegno al governo, deriva infatti dalla necessità di accumulare tempo utile alla formazione del proprio partito, senza dimenticare che proprio tra i banchi dei ministri (e non solo), risiedono diversi esponenti che entreranno a far parte del nuovo movimento (tra tutte le ministre Bellanova e Bonetti).

Se per molti l’azione portata avanti dal capo della Leopolda è risultata di difficile comprensione, io credo che ancora una volta, Matteo Renzi si sia dimostrato un politico di grande lungimiranza andando a costituire una forza, che occuperà uno spazio ben preciso: il centro. Prendendo come riferimento le (mai) vecchie categorie di destra e sinistra, quello che Renzi è riuscito a comprendere è che c’è tutto un bacino elettorale che in quelle categorie non si riconosce, o almeno non più. Fondamentalmente la nuova formazione politica andrà a ricoprire il ruolo svolto per anni da Forza Italia, avrà dunque il compito di dare risposte a quel popolo di liberal-moderati che da tempo non ha più una casa. A concorrere esplicitamente in questa sfida ci sarà anche il partito di Calenda che proprio in quell’elettorato spera di trovare la strada giusta. Lo scenario a cui assisteremo sarà un’enorme frammentazione del centro-sinistra contrapposto a un solido muro della destra sovranista; ed è proprio per questo motivo che a mio avviso ci sarà la possibilità di far emergere nuovi progetti soprattutto se, la direzione verso cui stiamo andando, sarà l’affermazione di una legge elettorale proporzionale.

Dal punto di vista dei giornalisti questa situazione è particolarmente intrigante, ma le domande che sorgono sono tante. Per esempio, ci dobbiamo abituare a vedere un centro-sinistra molto allargato, che spazzi da Casini a Boldrini? Gli elettori capiranno queste scelte? E soprattutto cosa differenzierà i progetti di Calenda e Renzi da quello del PD?

Matteo Guglielmo

Habemus Conte, bis

I nuovi ministri firmano per il governo della discontinuità, sarà la volta buona?

Dopo giorni di accesi dibattiti, il nuovo esecutivo presidiato da Giuseppe Conte si è definitivamente presentato all’Italia. Le novità presenti nella nuova squadra di governo sono molte. Fatto eccezione per alcune figure, inclusa quella del premier, sembra che la discontinuità (almeno nei nomi) voluta da Zingaretti, abbia trovato ampio spazio tra i nuovi ministri. Ma vediamo nel dettaglio chi rappresenterà il nostro paese nel prossimo periodo.

Rimane salda la posizione di Alfonso Bonafede (M5S) al dicastero della giustizia. Questa poltrona risulta particolarmente importante per uno dei nodi che ancora rimane irrisolto tra i due partiti, ovvero quella della riforma della giustizia. Solo col tempo capiremo quale delle due linee prevarrà. Cambio di postazione per gli altri due pentastellati Fraccaro e Di Maio. Il primo ricoprirà il fondamentale ruolo di sottosegretario alla presidenza del consiglio, il secondo invece passerà dal MISE al ministero degli esteri. Proprio attorno alla funzione del capo politico dei grillini, aleggiano le perplessità maggiori derivanti dalle posizioni assunte a livello internazionale da Di Maio negli ultimi 14 mesi (ricordiamo l’incontro poco felice con i Gilet Gialli o la lunga indecisione sul caso del Venezuela). Sicuramente gli spetterà uno sforzo non indifferente per riconquistare la fiducia degli altri leaders europei.

Secondo molti addetti ai lavori, la formazione di questo esecutivo è stata pilotata in maniera decisiva dalle alte cariche dell’Unione Europea. Quel che certo è che sicuramente l’UE mostrerà maggiore apertura nei confronti dell’Italia grazie anche, a figure di spicco come Amendola e Gualtieri, entrambi fortemente europeisti e con relazioni molto solide tra i banchi di Bruxelles. Il primo sarà ministro degli Affari Europei mentre il secondo, vera punta di diamante di questo governo, sarà al ministero dell’economia. Proprio tramite la scelta di queste due figure, si capisce come l’intento sia quello di rompere con l’esecutivo precedente e di affermare con forza, la posizione chiaramente europeista dell’Italia.

L’altra grande novità è la presenza di un tecnico al Viminale. Sarà infatti l’ex prefetto di Milano, Luciana Lamorgese a ricoprire il ruolo di ministra degli Interni. Sembra che il fatto di optare per una presenza non politica come successore di Salvini, sia stata una richiesta esplicita del Presidente della Repubblica, al fine di evitare una campagna elettorale costante su temi delicati come sicurezza ed immigrazione. Oltre un curriculum professionale esemplare, la Lamorgese è nota per aver un ottimo rapporto col capo della polizia Gabrielli e per aver gestito situazioni particolarmente delicate riguardante il tema migratorio. Insomma, scelta migliore non poteva esserci.

Un’altra donna a ricoprire un ruolo fondamentale è Paola De Micheli. La vice di Zingaretti presiederà il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, un compito sicuramente arduo dato le posizioni opposte di PD e M5S su questioni come Tav e Tap. Dal canto suo la De Micheli può vantare una grandissima esperienza, prima come viceministra e poi come commissaria alla questione dei terremotati perciò le speranze di trovare una sintesi sono alte.

Nei cosiddetti ministeri di “fascia B” vanno segnalate le figure di Speranza (LeU) alla salute e di Franceschini ai beni culturali. Cambio di passo anche al ministero della famiglia che passerà dall’omofobo ultracattolico Fontana a Elena Bonetti del PD. Molto importante è anche la scelta di creare un nuovo dicastero dedicato all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione che verrà affidato alla pentastellata torinese Pisano.

Dire con certezza quale sarà il futuro di questo governo è sicuramente impossibile, soprattutto dato il momento d’incertezza che stiamo vivendo. Il tentativo di attuare una grossa discontinuità può essere considerato raggiunto solo in parte. È inutile negare che già alcune occasioni sono state perse, ad esempio quella di inserire un numero più cospicuo di donne nella squadra di governo (sono solo 7 su 21) o quella di operare una svolta marcatamente ecologista con la nomina di Rossella Muroni al dicastero dell’ambiente (voci interne dicevano che sarebbe dovuta essere lei, la nuova ministra); sicuramente un vento di aria nuova rispetto agli ultimi 14 mesi è in arrivo e d’altronde, non ci resta che aspettare.

ELENCO COMPLETO:

Matteo Guglielmo

Crisi di governo: troppi dubbi, l’Italia appesa a un filo

Oggi giornata di consultazioni al Quirinale, Mattarella chiede una soluzione rapida

Estate politica più calda non ci potevamo aspettare. Dopo la crisi apertasi ufficiosamente nel mese di luglio e sfociata con la caduta del governo di ieri, l’Italia si appresta a vivere un altro momento di caos. L’unica certezza che abbiamo è che, grazie a Mattarella, questa situazione dovrà trovare risoluzione in pochi giorni. Il Presidente della Repubblica infatti, ha imposto a tutte le forze politiche di trovare una maggioranza solida, altrimenti l’unica via è quella di una nuova tornata elettorale.

Cerchiamo quindi di tracciare una linea -per quanto possibile in un contesto così imprevedibile- degli ipotetici scenari che si prefigurano davanti a noi.

  1. Elezioni anticipate: la prima data disponibile sarebbe il 27 ottobre. Le problematiche connesse a questa situazione, tanto voluta da Lega e Fratelli d’Italia, sono molteplici. Innanzitutto, risulterebbe molto rischioso presentarsi davanti a una complicatissima legge di bilancio con un governo appena insediato; ad esso vanno sommate le altre scadenze imminenti a livello europeo (tra tutte la scelta dei commissari che se non dovesse essere dettata da un governo ben insediato, comporterebbe un crollo di credibilità). Inoltre va ricordato che se si optasse per questo scenario, sarebbero fondamentalmente 5 i partiti che si potrebbero presentare alle elezioni (Lega,PD,FdI,M5S e FI poiché sono gli unici rappresentati autonomamente in entrambe le camere e che quindi, al contrario di tutti gli altri, non necessiterebbero di raccogliere le firme utili alla candidatura, impresa particolarmente ardua in così poco tempo).
  2. Governo “giallo-rosso”: l’opzione che aleggia con più insistenza in queste ore. Nonostante un esecutivo formato da M5S, PD e altre forze minori (come LEU e gruppo misto) godrebbe di una maggioranza abbastanza solida, anche qui le incognite sono molte. Il PD si è dimostrato disponibile ad un’apertura basata però su 5 punti indiscutibili (europeismo, democrazia rappresentativa, sostenibilità ambientale, gestione dei flussi migratori, investimenti ed economia redistributiva). Un’altra condizione necessaria per il Nazareno è la discontinuità di contenuti e di figure (il veto per esempio su Conte) col passato. La convergenza andrebbe quindi trovata sia sull’agenda politica, sia sui componenti del nuovo esecutivo.
  3. Governo di centro-destra: l’opzione meno praticabile. È la soluzione auspicata da Silvio Berlusconi e che vedrebbe l’appoggio anche della Meloni. Allo stesso tempo è la direzione che si scontra con la volontà di Salvini il quale, già da tempo si è smarcato dal leader forzista e che chiede a gran voce le elezioni, conscio dell’ottimo risultato che lo aspetterebbe.
  4. Altre soluzioni: Viene categoricamente esclusa dal Quirinale la possibilità di un governo tecnico-istituzionale o uno di transizione. Difficile anche una retromarcia che porterebbe nuovamente alla formazione di un esecutivo penta-leghista, nonostante esponenti di spicco (come il ministro Centinaio della Lega) affermino come i contatti tra le due forze siano ancora vivi.

È fondamentale ribadire la chiamata alla responsabilità e alla rapidità che lo stesso Mattarella ha fatto, perché il nostro paese versa in condizioni difficili e allo stesso tempo necessita di risposte concrete alle molte sfide che ci attendono.

Matteo Guglielmo

La Famiglia X

PoliticaNews incontra lo scrittore ed attivista Matteo Grimaldi

-Siamo al cinquantesimo anniversario dai moti di Stonewall, quanto è importante ricordare da dove è partita la comunità LGBTQ+ per creare una sorta di coscienza storica?

“La memoria è come le fondamenta di un palazzo. Quello dei diritti in Italia è un palazzo a malapena a metà, lavori a rilento, spesso bloccati. La notte del 27 giugno 1969, allo Stonewall Inn di New York avvenne il primo scontro fra la polizia e alcuni gruppi di persone omosessuali, e immagino che nessuno di loro sapesse quanto quella loro rabbia contro l’ingiustizia che quotidianamente vivevano, finalmente esplosa, avrebbe cambiato la storia. Ecco, quella e tutte le sommosse a venire hanno posizionato le fondamenta del palazzo dei diritti. Oggi non ci possiamo permettere che si arrivi a metterle in discussione. Quelle sono il punto sotto il quale non si può scendere, la base salda da cui ripartire ogni volta che qualcuno calpesta i diritti degli altri. Il giorno in cui qualcuno riuscisse a scalfire quelle fondamenta sarà una sconfitta imperdonabile per il nostro Paese. Non dobbiamo pensare che le lotte ormai sono state fatte, le lotte sono quotidiane, perché ci vuole davvero poco a dimenticare gli sforzi, i sacrifici anche di vite umane che le battaglie per i diritti ci sono costati, e nuovamente sprofondare.”

-Nel giugno 2016 venne approvata la legge Cirinnà in materia di unioni civili. Che significati porta con sé questo passo?

“Be’, un significato cruciale perché per la prima volta nella storia d’Italia un governo riconosce ufficialmente dignità e quindi diritti all’unione di due persone dello stesso sesso. Un governo deve prendere una posizione chiara sui temi sensibili e l’approvazione della legge Cirinnà, seppur purtroppo stralciata dell’adozione del figlio del partner, ha indicato la direzione che il nostro paese intendeva seguire. Doveva essere un primo passo, a distanza di anni devo purtroppo rilevare che è stato l’unico.”

-In una recente intervista, la stessa Cirinnà ha ammesso che probabilmente con questo governo la sua legge non sarebbe stata approvata. Lei nota una regressione in tema di diritti civili nell’attuale esecutivo e in generale nel nostro paese?

“Naturalmente non sarebbe stata approvata. Questo governo ha fatto abbondantemente intendere che i diritti civili non rientrano nelle priorità. Non so se si tratti di una vera regressione, certo è che abbiamo assistito al graduale risveglio di pensieri che ritenevo non appartenessero più a nessuno. I nostri ministri non si fanno alcun problema a dichiarare che le famiglie composte da due persone dello stesso sesso non esistono, nonostante una legge che le riconosce, oppure che bisognerebbe tornare indietro e ridiscutere la legge sull’aborto, e lo fanno con una leggerezza da social network davvero preoccupante. Questo non può che soffiare sui bracieri che respiravano invisibili sotto la cenere e che grazie all’ossigeno di certe dichiarazioni acquisiscono nuova forza e pericolosità. D’altro canto però, oggi come non mai in Italia esiste una forza di resistenza compatta che non intende mollare un passo nella battaglia
dei diritti. Io nel mio piccolo combatto tutti i giorni attraverso la mia pagina Facebook e attraverso il mio romanzo, che porto anche nelle scuole. Dovremmo trovare noi tutti una valida battaglia da sostenere, che ci riguardi direttamente oppure no.”

-Lei ha da poco pubblicato un libro dal titolo ‘La famiglia X’, romanzo che tocca un altro argomento importante: l’adozione per le coppie omosessuali. Qual è il messaggio che vuole mandare con quest’opera?

“La famiglia X racconta la storia di Michael, un ragazzo di 13 anni che viene tolto ai suoi genitori naturali e affidato a una coppia di due uomini. Intendevo raccontare una storia possibile, perciò ho scelto l’affido e non l’adozione che in Italia non è ancora aperta alle coppie omosessuali. Ho scelto di farla raccontare al giovane protagonista in prima persona. Michael che nella sua vita stravolta ha ben altri problemi rispetto a quello di stabilire se una coppia formata da persone dello stesso sesso sia oppure no in grado di crescere un bambino, se possa essere chiamata oppure no famiglia. Lui ha la scuola che a causa della situazione burrascosa dell’arresto dei suoi genitori inizia ad andare male, ha un’amica da aiutare: Zoe, l’altra protagonista, che ha più di qualcosa da dire a suo padre, e ha Enea e Davide, due ragazzi giovani, che si amano e che sono stati scelti dagli assistenti sociali per occuparsi di lui finché i suoi genitori non saranno in grado di tornare a farlo. La famiglia X non è un libro che intende dare una risposta, è la storia di Michael e della sua famiglia, e degli incontri che il caso mette sulla nostra strada e che, a un certo punto, possono rivelarsi le persone più importanti della nostra vita.”

Matteo Guglielmo

Al di là dei confini.

Incontriamo gli autori della ricerca ” La comunità LGBT+ e la transessualità”

-Innanzitutto spieghiamo un po’ ai nostri lettori in che cosa consiste la vostra ricerca.

“Il nostro studio di genere si è basato sul metodo del questionario, che è stato il nostro strumento primario
per ottenere una panoramica completa sull’attuale “andamento” della comunità LGBTQI+.
Abbiamo intervistato 22 membri della comunità e a tutti sono state rivolte le stesse domande: le
prime sulla loro esperienza personale come parte integrante del gruppo LGBTQI+, mentre la
seconda parte era mirata all’analisi più approfondita di una problematica che abbiamo avuto modo
di rilevare all’interno del gruppo stesso: la discriminazione nei confronti dei transgender all’interno
della stessa comunità LGBTQI+ e della società in generale.”

-Il vostro lavoro di ricerca si è focalizzato con particolare attenzione sulle persone transgender. Quanto è importante parlare di questo specifico tema in un paese che ,su questa frontiera, non si può certo definire culturalmente ed eticamente ‘preparato’?

” Essere transgender in Italia non significa soltanto dover avere a che fare con il proprio disagio interiore, ovvero la disforia di genere, ma è anche dover confrontarsi tutti i giorni con un ambiente in cui si viene discriminati o giudicati continuamente. Nel nostro paese transfobia è dilagante: non a caso nel 2018 l’Italia è seconda solo alla Turchia in Europa per numero di vittime. Proprio per questo motivo è importante parlane, informare e istruire. La transfobia va combattuta, anche all’interno della stessa comunità LGBT, e uno dei modi per farlo è trattare queste tematiche, facendo venire a galla e capendo quali sono le problematiche alla base che portano a odio e violenza ingiustificati. La semplificazione dell’iter burocratico per la transizione e l’introduzione di leggi contro la transfobia sarebbero un grande passo avanti per chi si occupa di transgenderismo, e questi obiettivi posso essere raggiunti solo grazie all’informazione e alla comprensione di chi, ogni giorno, vive e prova sulla propria pelle questi abusi.”

-Gli esiti a cui voi giungete sono estremamente interessanti. Ci spiegate in che senso parlate in generale di pericolo per la comunità LGBTQ+, e anche di una sorta di discriminazione interna ulteriore delle persone transgender.

“Attraverso la nostra ricerca, abbiamo riscontrato che non sempre le persone si identificano all’interno della comunità LGBTQI+ anche se, in realtà, ne farebbero parte di diritto. La causa principale di ciò, deriva dal fatto che non sempre le persone in questione condividono tutte le scelte e le idee operate dalla comunità. Sulla base di ciò, riteniamo che questo fenomeno possa in un qualche modo rappresentare un pericolo per la comunità LGBTQI+ in quanto si potrebbe creare una sorta di disgregazione interna. Riteniamo, inoltre, che la discriminazione presente all’interno della stessa comunità possa rappresentare un altro rischio, poiché questo comporterebbe un eventuale allontanamento dei Transgender dallo stesso gruppo generando anche un suo conseguente indebolimento agli occhi della società.”

-Guardando dal vostro punto di vista di studiosi del tema. Come descrivereste questo periodo politico e sociale per la comunità LGBTQ+ ? Pensate come molti che stiamo attraversando un periodo di regressione?

“Sinceramente guardando alla comunità LGBT in sé e per sé si, mentre per quanto concerne la società in generale, rispetto a ciò che si pensi, no. Nonostante il governo ci remi contro, abbiamo fatto dei passi da gigante; fino a dieci anni fa non sognavamo minimante queste cose. Nei fatti ormai, certi diritti sono socialmente interiorizzati e per quanto la politica provi a mettersi di traverso, le persone non accetterebbero un passo indietro sui diritti civili. All’interno della comunità LGBT invece, anche per esperienza personale e in base alla ricerca da noi svolta, vi è una sorta di “distacco”; nel senso che molti non si sentono parte attiva ed integrante della comunità perché intravedono dei valori a volte sbagliati e perché esistono delle discriminazioni abbastanza forti nei confronti di transessuali e bisessuali che tendenzialmente vengono lasciati ai margini. Secondo l’analisi della ricerca, in molti considerano questo fattore come derivante da un’associazione tra transgenderismo e travestitismo e quindi c’è anche un problema di trasmissione e di informazione. In molti per esempio hanno individuato un cattivo uso dei social media della comunità omosessuale come veicolo di immagini fuorvianti. Esiste perciò una sorta di regressione della comunità stessa nel momento in cui non è in grado di comprendere il suo ruolo e soprattutto non riesce ad affermare la sua vera identità rispetto a quella che viene venduta.”

Ricerca condotta da: Sara Adduce, Mila Gambini, Benedetta Gini, Céline Pont, Jacopo Romei in collaborazione con la Prof.ssa Maria Teresa Mara Francese del Laboratorio di antropologia e studi di genere presso il dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Torino.

Per visionare la ricerca integrale: jacopo.romei@edu.unito.it

Matteo Guglielmo