C’eravamo tanto amati

Matteo Renzi annuncia la scissione, la diaspora del centro-sinistra non si ferma

Matteo Renzi ha annunciato ciò che aleggiava nell’aria da tempo. Questa mattina l’ex segretario del PD ha formalizzato la sua uscita – insieme a un consistente numero di parlamentari- dal Nazareno. La scissione dell’ala renziana è arrivata in seguito al piano realizzato di costituire un nuovo asse di governo e dall’ uscita dal partito di esponenti di spicco come Calenda e Richetti. Ma cos’hanno in comune queste due reazioni?

Alla base si potrebbe pensare che, fatta eccezione dell’idea di costruire un nuovo partito, non ci sia nulla di similare nelle due azioni; in effetti le cose son ben diverse. Se da una parte Calenda e Richetti hanno dimostrato di voler approfondire il progetto di Siamo Europei perché non concordi con la scelta di coalizione con il M5S, l’idea di Matteo Renzi è ben più ambigua. Anzi ambigua forse non è la parola più consona. In realtà, la maggior parte di coloro che si interessano al tema, sanno perfettamente che la scelta dell’ex premier arriva dalla volontà di affermarsi nuovamente come figura di primissimo piano e che quindi la motivazione politica sia esclusivamente una questione di leadership.

Renzi ha confermato anche al Presidente Conte che l’appoggio parlamentare (si parla di circa 30 persone tra senatori e deputati), sarà solido e indiscusso. Abbiamo visto che qualsiasi previsione di questo periodo sarebbe rischiosa, ma su questo punto non ci dovrebbero essere troppi dubbi. Il tornaconto politico di Matteo Renzi dal sostegno al governo, deriva infatti dalla necessità di accumulare tempo utile alla formazione del proprio partito, senza dimenticare che proprio tra i banchi dei ministri (e non solo), risiedono diversi esponenti che entreranno a far parte del nuovo movimento (tra tutte le ministre Bellanova e Bonetti).

Se per molti l’azione portata avanti dal capo della Leopolda è risultata di difficile comprensione, io credo che ancora una volta, Matteo Renzi si sia dimostrato un politico di grande lungimiranza andando a costituire una forza, che occuperà uno spazio ben preciso: il centro. Prendendo come riferimento le (mai) vecchie categorie di destra e sinistra, quello che Renzi è riuscito a comprendere è che c’è tutto un bacino elettorale che in quelle categorie non si riconosce, o almeno non più. Fondamentalmente la nuova formazione politica andrà a ricoprire il ruolo svolto per anni da Forza Italia, avrà dunque il compito di dare risposte a quel popolo di liberal-moderati che da tempo non ha più una casa. A concorrere esplicitamente in questa sfida ci sarà anche il partito di Calenda che proprio in quell’elettorato spera di trovare la strada giusta. Lo scenario a cui assisteremo sarà un’enorme frammentazione del centro-sinistra contrapposto a un solido muro della destra sovranista; ed è proprio per questo motivo che a mio avviso ci sarà la possibilità di far emergere nuovi progetti soprattutto se, la direzione verso cui stiamo andando, sarà l’affermazione di una legge elettorale proporzionale.

Dal punto di vista dei giornalisti questa situazione è particolarmente intrigante, ma le domande che sorgono sono tante. Per esempio, ci dobbiamo abituare a vedere un centro-sinistra molto allargato, che spazzi da Casini a Boldrini? Gli elettori capiranno queste scelte? E soprattutto cosa differenzierà i progetti di Calenda e Renzi da quello del PD?

Matteo Guglielmo

Habemus Conte, bis

I nuovi ministri firmano per il governo della discontinuità, sarà la volta buona?

Dopo giorni di accesi dibattiti, il nuovo esecutivo presidiato da Giuseppe Conte si è definitivamente presentato all’Italia. Le novità presenti nella nuova squadra di governo sono molte. Fatto eccezione per alcune figure, inclusa quella del premier, sembra che la discontinuità (almeno nei nomi) voluta da Zingaretti, abbia trovato ampio spazio tra i nuovi ministri. Ma vediamo nel dettaglio chi rappresenterà il nostro paese nel prossimo periodo.

Rimane salda la posizione di Alfonso Bonafede (M5S) al dicastero della giustizia. Questa poltrona risulta particolarmente importante per uno dei nodi che ancora rimane irrisolto tra i due partiti, ovvero quella della riforma della giustizia. Solo col tempo capiremo quale delle due linee prevarrà. Cambio di postazione per gli altri due pentastellati Fraccaro e Di Maio. Il primo ricoprirà il fondamentale ruolo di sottosegretario alla presidenza del consiglio, il secondo invece passerà dal MISE al ministero degli esteri. Proprio attorno alla funzione del capo politico dei grillini, aleggiano le perplessità maggiori derivanti dalle posizioni assunte a livello internazionale da Di Maio negli ultimi 14 mesi (ricordiamo l’incontro poco felice con i Gilet Gialli o la lunga indecisione sul caso del Venezuela). Sicuramente gli spetterà uno sforzo non indifferente per riconquistare la fiducia degli altri leaders europei.

Secondo molti addetti ai lavori, la formazione di questo esecutivo è stata pilotata in maniera decisiva dalle alte cariche dell’Unione Europea. Quel che certo è che sicuramente l’UE mostrerà maggiore apertura nei confronti dell’Italia grazie anche, a figure di spicco come Amendola e Gualtieri, entrambi fortemente europeisti e con relazioni molto solide tra i banchi di Bruxelles. Il primo sarà ministro degli Affari Europei mentre il secondo, vera punta di diamante di questo governo, sarà al ministero dell’economia. Proprio tramite la scelta di queste due figure, si capisce come l’intento sia quello di rompere con l’esecutivo precedente e di affermare con forza, la posizione chiaramente europeista dell’Italia.

L’altra grande novità è la presenza di un tecnico al Viminale. Sarà infatti l’ex prefetto di Milano, Luciana Lamorgese a ricoprire il ruolo di ministra degli Interni. Sembra che il fatto di optare per una presenza non politica come successore di Salvini, sia stata una richiesta esplicita del Presidente della Repubblica, al fine di evitare una campagna elettorale costante su temi delicati come sicurezza ed immigrazione. Oltre un curriculum professionale esemplare, la Lamorgese è nota per aver un ottimo rapporto col capo della polizia Gabrielli e per aver gestito situazioni particolarmente delicate riguardante il tema migratorio. Insomma, scelta migliore non poteva esserci.

Un’altra donna a ricoprire un ruolo fondamentale è Paola De Micheli. La vice di Zingaretti presiederà il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, un compito sicuramente arduo dato le posizioni opposte di PD e M5S su questioni come Tav e Tap. Dal canto suo la De Micheli può vantare una grandissima esperienza, prima come viceministra e poi come commissaria alla questione dei terremotati perciò le speranze di trovare una sintesi sono alte.

Nei cosiddetti ministeri di “fascia B” vanno segnalate le figure di Speranza (LeU) alla salute e di Franceschini ai beni culturali. Cambio di passo anche al ministero della famiglia che passerà dall’omofobo ultracattolico Fontana a Elena Bonetti del PD. Molto importante è anche la scelta di creare un nuovo dicastero dedicato all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione che verrà affidato alla pentastellata torinese Pisano.

Dire con certezza quale sarà il futuro di questo governo è sicuramente impossibile, soprattutto dato il momento d’incertezza che stiamo vivendo. Il tentativo di attuare una grossa discontinuità può essere considerato raggiunto solo in parte. È inutile negare che già alcune occasioni sono state perse, ad esempio quella di inserire un numero più cospicuo di donne nella squadra di governo (sono solo 7 su 21) o quella di operare una svolta marcatamente ecologista con la nomina di Rossella Muroni al dicastero dell’ambiente (voci interne dicevano che sarebbe dovuta essere lei, la nuova ministra); sicuramente un vento di aria nuova rispetto agli ultimi 14 mesi è in arrivo e d’altronde, non ci resta che aspettare.

ELENCO COMPLETO:

Matteo Guglielmo

Crisi di governo: troppi dubbi, l’Italia appesa a un filo

Oggi giornata di consultazioni al Quirinale, Mattarella chiede una soluzione rapida

Estate politica più calda non ci potevamo aspettare. Dopo la crisi apertasi ufficiosamente nel mese di luglio e sfociata con la caduta del governo di ieri, l’Italia si appresta a vivere un altro momento di caos. L’unica certezza che abbiamo è che, grazie a Mattarella, questa situazione dovrà trovare risoluzione in pochi giorni. Il Presidente della Repubblica infatti, ha imposto a tutte le forze politiche di trovare una maggioranza solida, altrimenti l’unica via è quella di una nuova tornata elettorale.

Cerchiamo quindi di tracciare una linea -per quanto possibile in un contesto così imprevedibile- degli ipotetici scenari che si prefigurano davanti a noi.

  1. Elezioni anticipate: la prima data disponibile sarebbe il 27 ottobre. Le problematiche connesse a questa situazione, tanto voluta da Lega e Fratelli d’Italia, sono molteplici. Innanzitutto, risulterebbe molto rischioso presentarsi davanti a una complicatissima legge di bilancio con un governo appena insediato; ad esso vanno sommate le altre scadenze imminenti a livello europeo (tra tutte la scelta dei commissari che se non dovesse essere dettata da un governo ben insediato, comporterebbe un crollo di credibilità). Inoltre va ricordato che se si optasse per questo scenario, sarebbero fondamentalmente 5 i partiti che si potrebbero presentare alle elezioni (Lega,PD,FdI,M5S e FI poiché sono gli unici rappresentati autonomamente in entrambe le camere e che quindi, al contrario di tutti gli altri, non necessiterebbero di raccogliere le firme utili alla candidatura, impresa particolarmente ardua in così poco tempo).
  2. Governo “giallo-rosso”: l’opzione che aleggia con più insistenza in queste ore. Nonostante un esecutivo formato da M5S, PD e altre forze minori (come LEU e gruppo misto) godrebbe di una maggioranza abbastanza solida, anche qui le incognite sono molte. Il PD si è dimostrato disponibile ad un’apertura basata però su 5 punti indiscutibili (europeismo, democrazia rappresentativa, sostenibilità ambientale, gestione dei flussi migratori, investimenti ed economia redistributiva). Un’altra condizione necessaria per il Nazareno è la discontinuità di contenuti e di figure (il veto per esempio su Conte) col passato. La convergenza andrebbe quindi trovata sia sull’agenda politica, sia sui componenti del nuovo esecutivo.
  3. Governo di centro-destra: l’opzione meno praticabile. È la soluzione auspicata da Silvio Berlusconi e che vedrebbe l’appoggio anche della Meloni. Allo stesso tempo è la direzione che si scontra con la volontà di Salvini il quale, già da tempo si è smarcato dal leader forzista e che chiede a gran voce le elezioni, conscio dell’ottimo risultato che lo aspetterebbe.
  4. Altre soluzioni: Viene categoricamente esclusa dal Quirinale la possibilità di un governo tecnico-istituzionale o uno di transizione. Difficile anche una retromarcia che porterebbe nuovamente alla formazione di un esecutivo penta-leghista, nonostante esponenti di spicco (come il ministro Centinaio della Lega) affermino come i contatti tra le due forze siano ancora vivi.

È fondamentale ribadire la chiamata alla responsabilità e alla rapidità che lo stesso Mattarella ha fatto, perché il nostro paese versa in condizioni difficili e allo stesso tempo necessita di risposte concrete alle molte sfide che ci attendono.

Matteo Guglielmo

La Famiglia X

PoliticaNews incontra lo scrittore ed attivista Matteo Grimaldi

-Siamo al cinquantesimo anniversario dai moti di Stonewall, quanto è importante ricordare da dove è partita la comunità LGBTQ+ per creare una sorta di coscienza storica?

“La memoria è come le fondamenta di un palazzo. Quello dei diritti in Italia è un palazzo a malapena a metà, lavori a rilento, spesso bloccati. La notte del 27 giugno 1969, allo Stonewall Inn di New York avvenne il primo scontro fra la polizia e alcuni gruppi di persone omosessuali, e immagino che nessuno di loro sapesse quanto quella loro rabbia contro l’ingiustizia che quotidianamente vivevano, finalmente esplosa, avrebbe cambiato la storia. Ecco, quella e tutte le sommosse a venire hanno posizionato le fondamenta del palazzo dei diritti. Oggi non ci possiamo permettere che si arrivi a metterle in discussione. Quelle sono il punto sotto il quale non si può scendere, la base salda da cui ripartire ogni volta che qualcuno calpesta i diritti degli altri. Il giorno in cui qualcuno riuscisse a scalfire quelle fondamenta sarà una sconfitta imperdonabile per il nostro Paese. Non dobbiamo pensare che le lotte ormai sono state fatte, le lotte sono quotidiane, perché ci vuole davvero poco a dimenticare gli sforzi, i sacrifici anche di vite umane che le battaglie per i diritti ci sono costati, e nuovamente sprofondare.”

-Nel giugno 2016 venne approvata la legge Cirinnà in materia di unioni civili. Che significati porta con sé questo passo?

“Be’, un significato cruciale perché per la prima volta nella storia d’Italia un governo riconosce ufficialmente dignità e quindi diritti all’unione di due persone dello stesso sesso. Un governo deve prendere una posizione chiara sui temi sensibili e l’approvazione della legge Cirinnà, seppur purtroppo stralciata dell’adozione del figlio del partner, ha indicato la direzione che il nostro paese intendeva seguire. Doveva essere un primo passo, a distanza di anni devo purtroppo rilevare che è stato l’unico.”

-In una recente intervista, la stessa Cirinnà ha ammesso che probabilmente con questo governo la sua legge non sarebbe stata approvata. Lei nota una regressione in tema di diritti civili nell’attuale esecutivo e in generale nel nostro paese?

“Naturalmente non sarebbe stata approvata. Questo governo ha fatto abbondantemente intendere che i diritti civili non rientrano nelle priorità. Non so se si tratti di una vera regressione, certo è che abbiamo assistito al graduale risveglio di pensieri che ritenevo non appartenessero più a nessuno. I nostri ministri non si fanno alcun problema a dichiarare che le famiglie composte da due persone dello stesso sesso non esistono, nonostante una legge che le riconosce, oppure che bisognerebbe tornare indietro e ridiscutere la legge sull’aborto, e lo fanno con una leggerezza da social network davvero preoccupante. Questo non può che soffiare sui bracieri che respiravano invisibili sotto la cenere e che grazie all’ossigeno di certe dichiarazioni acquisiscono nuova forza e pericolosità. D’altro canto però, oggi come non mai in Italia esiste una forza di resistenza compatta che non intende mollare un passo nella battaglia
dei diritti. Io nel mio piccolo combatto tutti i giorni attraverso la mia pagina Facebook e attraverso il mio romanzo, che porto anche nelle scuole. Dovremmo trovare noi tutti una valida battaglia da sostenere, che ci riguardi direttamente oppure no.”

-Lei ha da poco pubblicato un libro dal titolo ‘La famiglia X’, romanzo che tocca un altro argomento importante: l’adozione per le coppie omosessuali. Qual è il messaggio che vuole mandare con quest’opera?

“La famiglia X racconta la storia di Michael, un ragazzo di 13 anni che viene tolto ai suoi genitori naturali e affidato a una coppia di due uomini. Intendevo raccontare una storia possibile, perciò ho scelto l’affido e non l’adozione che in Italia non è ancora aperta alle coppie omosessuali. Ho scelto di farla raccontare al giovane protagonista in prima persona. Michael che nella sua vita stravolta ha ben altri problemi rispetto a quello di stabilire se una coppia formata da persone dello stesso sesso sia oppure no in grado di crescere un bambino, se possa essere chiamata oppure no famiglia. Lui ha la scuola che a causa della situazione burrascosa dell’arresto dei suoi genitori inizia ad andare male, ha un’amica da aiutare: Zoe, l’altra protagonista, che ha più di qualcosa da dire a suo padre, e ha Enea e Davide, due ragazzi giovani, che si amano e che sono stati scelti dagli assistenti sociali per occuparsi di lui finché i suoi genitori non saranno in grado di tornare a farlo. La famiglia X non è un libro che intende dare una risposta, è la storia di Michael e della sua famiglia, e degli incontri che il caso mette sulla nostra strada e che, a un certo punto, possono rivelarsi le persone più importanti della nostra vita.”

Matteo Guglielmo

Al di là dei confini.

Incontriamo gli autori della ricerca ” La comunità LGBT+ e la transessualità”

-Innanzitutto spieghiamo un po’ ai nostri lettori in che cosa consiste la vostra ricerca.

“Il nostro studio di genere si è basato sul metodo del questionario, che è stato il nostro strumento primario
per ottenere una panoramica completa sull’attuale “andamento” della comunità LGBTQI+.
Abbiamo intervistato 22 membri della comunità e a tutti sono state rivolte le stesse domande: le
prime sulla loro esperienza personale come parte integrante del gruppo LGBTQI+, mentre la
seconda parte era mirata all’analisi più approfondita di una problematica che abbiamo avuto modo
di rilevare all’interno del gruppo stesso: la discriminazione nei confronti dei transgender all’interno
della stessa comunità LGBTQI+ e della società in generale.”

-Il vostro lavoro di ricerca si è focalizzato con particolare attenzione sulle persone transgender. Quanto è importante parlare di questo specifico tema in un paese che ,su questa frontiera, non si può certo definire culturalmente ed eticamente ‘preparato’?

” Essere transgender in Italia non significa soltanto dover avere a che fare con il proprio disagio interiore, ovvero la disforia di genere, ma è anche dover confrontarsi tutti i giorni con un ambiente in cui si viene discriminati o giudicati continuamente. Nel nostro paese transfobia è dilagante: non a caso nel 2018 l’Italia è seconda solo alla Turchia in Europa per numero di vittime. Proprio per questo motivo è importante parlane, informare e istruire. La transfobia va combattuta, anche all’interno della stessa comunità LGBT, e uno dei modi per farlo è trattare queste tematiche, facendo venire a galla e capendo quali sono le problematiche alla base che portano a odio e violenza ingiustificati. La semplificazione dell’iter burocratico per la transizione e l’introduzione di leggi contro la transfobia sarebbero un grande passo avanti per chi si occupa di transgenderismo, e questi obiettivi posso essere raggiunti solo grazie all’informazione e alla comprensione di chi, ogni giorno, vive e prova sulla propria pelle questi abusi.”

-Gli esiti a cui voi giungete sono estremamente interessanti. Ci spiegate in che senso parlate in generale di pericolo per la comunità LGBTQ+, e anche di una sorta di discriminazione interna ulteriore delle persone transgender.

“Attraverso la nostra ricerca, abbiamo riscontrato che non sempre le persone si identificano all’interno della comunità LGBTQI+ anche se, in realtà, ne farebbero parte di diritto. La causa principale di ciò, deriva dal fatto che non sempre le persone in questione condividono tutte le scelte e le idee operate dalla comunità. Sulla base di ciò, riteniamo che questo fenomeno possa in un qualche modo rappresentare un pericolo per la comunità LGBTQI+ in quanto si potrebbe creare una sorta di disgregazione interna. Riteniamo, inoltre, che la discriminazione presente all’interno della stessa comunità possa rappresentare un altro rischio, poiché questo comporterebbe un eventuale allontanamento dei Transgender dallo stesso gruppo generando anche un suo conseguente indebolimento agli occhi della società.”

-Guardando dal vostro punto di vista di studiosi del tema. Come descrivereste questo periodo politico e sociale per la comunità LGBTQ+ ? Pensate come molti che stiamo attraversando un periodo di regressione?

“Sinceramente guardando alla comunità LGBT in sé e per sé si, mentre per quanto concerne la società in generale, rispetto a ciò che si pensi, no. Nonostante il governo ci remi contro, abbiamo fatto dei passi da gigante; fino a dieci anni fa non sognavamo minimante queste cose. Nei fatti ormai, certi diritti sono socialmente interiorizzati e per quanto la politica provi a mettersi di traverso, le persone non accetterebbero un passo indietro sui diritti civili. All’interno della comunità LGBT invece, anche per esperienza personale e in base alla ricerca da noi svolta, vi è una sorta di “distacco”; nel senso che molti non si sentono parte attiva ed integrante della comunità perché intravedono dei valori a volte sbagliati e perché esistono delle discriminazioni abbastanza forti nei confronti di transessuali e bisessuali che tendenzialmente vengono lasciati ai margini. Secondo l’analisi della ricerca, in molti considerano questo fattore come derivante da un’associazione tra transgenderismo e travestitismo e quindi c’è anche un problema di trasmissione e di informazione. In molti per esempio hanno individuato un cattivo uso dei social media della comunità omosessuale come veicolo di immagini fuorvianti. Esiste perciò una sorta di regressione della comunità stessa nel momento in cui non è in grado di comprendere il suo ruolo e soprattutto non riesce ad affermare la sua vera identità rispetto a quella che viene venduta.”

Ricerca condotta da: Sara Adduce, Mila Gambini, Benedetta Gini, Céline Pont, Jacopo Romei in collaborazione con la Prof.ssa Maria Teresa Mara Francese del Laboratorio di antropologia e studi di genere presso il dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Torino.

Per visionare la ricerca integrale: jacopo.romei@edu.unito.it

Matteo Guglielmo

L’amore bello, è litigarello?

Conte dà l’ultimatum, Di Maio e Salvini litigano su tutto e nel frattempo l’Italia affonda.

La speranza di tutti era che, una volta terminata la campagna elettorale per le elezioni europee, i due contraenti di governo smettessero di fomentare polemiche dannose per il paese. Come avete visto, questo non è successo. Dal TAV al decreto sblocca cantieri passando per la flat tax, la maggioranza sembra ormai spaccata a metà. Che questa sia solo una strategia per accumulare voti per gli ultimi ballottaggi (si terranno in data 9 giugno) poco ci importa; ciò che importa è la direzione economica che il nostro paese ha già preso. Mentre Salvini e Di Maio giocano a fare Casa Vianello, l’Unione Europea ha appena proposto la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Iniziamo col far chiarezza. La procedura di infrazione è una sanzione che viene indirizzata nei confronti dei paesi dell’UE che violano le condizioni dei patti economici stabiliti. In questo caso, l’Italia è colpevole di trascinarsi dietro un debito pubblico troppo alto e di non aver offerto delle contromisure adeguate all’abbassamento di questo debito.

L’atto della commissione europea è una proposta di procedura di infrazione, poiché la scelta definitiva della sanzione (e del suo ammontare) spetta ai ministri economici degli altri paesi membri. Per questo motivo, lo spazio per un negoziato che salvaguardi il nostro paese c’è ancora; è necessario però, che il nostro governo proponga delle soluzioni utili ad arginare il debito pubblico, in assoluto il vero problema dell’economia italiana.

Quello che viene chiesto quindi, è che la lotta politica tra le due forze si fermi e si inizi a prendere coscienza dell’onere che esse devono fronteggiare.

Penso che ogni singolo cittadino italiano, che sia convinto europeista o critico oppositore dell’UE, non abbia voglia di confrontarsi con le conseguenze che questo debito pubblico porterà. Sono certo che nessuno di noi sia pronto a vedere il crollo della sanità pubblica o l’aumento vertiginoso dell’IVA, perciò è arrivato il momento di lavorare per il popolo, quello vero, non quello della propaganda.

Matteo Guglielmo

Analisi elezioni europee: tra attese e delusioni

L’Italia vede il trionfo del duo Salvini-Meloni, l’Unione Europea è ‘verde’

Si sono definitivamente chiusi i battenti per queste elezioni europee e i risultati usciti dalle urne sono estremamente interessanti.

In Europa– Le aspettative in merito ad un cambiamento repentino della composizione del parlamento europeo erano molte; i cambiamenti ci sono stati, ma non quelli che tutti si attendevano. Guardando nel dettaglio i numeri di queste votazioni, bisogna riflettere su alcuni punti: in primo luogo, i due partiti europei più forti fino a al 25 maggio, ovvero PPE (di cui fa parte Forza Italia) e l’ S&D (dove il PD era uno dei capisaldi), escono ridimensionati da queste elezioni, perdendo rispettivamente un centinaio e una cinquantina di seggi. Questo è un dato fondamentale considerando che, negli ultimi anni la coalizioni di queste due forze ha dato vita ad una maggioranza inossidabile. Per riacquisire una posizione di vantaggio all’interno del parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo con i Socialisti e Democratici, potrebbe affidarsi ad un’alleanza col gruppo dell’ALDE, il quale ha avuto un importante incremento grazie soprattutto al voto francese di Macron. Dalla parte opposta, crolla il partito conservatore (a causa principalmente della sparizione dei Tories inglesi), mentre sale il numero dei seggi del partito per la democrazia diretta (per intenderci quello di Farage e Movimento 5 Stelle), anche se questo dato patirà dell’esito della Brexit. Prende circa 20 seggi in più il gruppo dei sovranisti che, forte soprattutto dei voti conquistati da Salvini e Le Pen, potrà tentare di fare la voce grossa in UE. Nonostante l’aumento dei numeri degli eurodeputati, il gruppo dei sovranisti però non ottiene un risultato così eclatante come ci si attendeva. Come già detto, sono quasi esclusivamente Salvini in Italia e Le Pen in Francia a tenere alta la bandiera di questo gruppo. Non arriva il supporto sperato dai nazionalisti olandesi di Wilders che non superano la soglia di sbarramento e neppure dalla destra di Alternative Fur Deutschland che tocca poco più dell’11%. La realtà è che, mai come oggi, il palcoscenico europeo è estremamente frammentato; nuove forze sembrano emergere, altre scomparire. Fortunatamente corre in nostro soccorso la matematica, proponendoci i veri vincitori di queste tornate elettorali: i verdi. Sappiamo come la questione ecologica sia diventata nel corso del tempo centrale nell’agenda politica e questa centralità si è tradotta anche, e soprattutto, in voti. Basti pensare che i verdi hanno ottenuto un incredibile secondo posto in Germania, un ottimo 13 % in Francia e un decisivo incremento anche in Spagna. Risultati alla mano, non possiamo far altro che aspettare l’evolvere delle dinamiche interne all’Europarlamento per capire cosa succederà a Bruxelles.

In Italia– Per quanto concerne la prestazione elettorale del nostro paese, la situazione sembra più nitida. Indiscusso vincitore di queste elezioni è Matteo Salvini che traina la Lega fino al 34,3%. Oltre l’impatto numerico, sorprende il sorpasso della Lega nei ‘feudi storici’ del PD come Umbria ed Emilia-Romagna, diventate anch’esse terre di conquista del Carroccio. Chi crolla vertiginosamente è l’altro contraente di governo, il Movimento 5 Stelle. I grillini perdono molti voti rispetto alle europee del 2014 e fondamentalmente dimezzano la percentuale delle ultime politiche, passando dal 32-33% al 17% di quest’anno. Sono sicuramente molte le ragioni di questa sconfitta; una tra tutte però, può essere trovata nuovamente nella scelta dei candidati. È sufficiente pensare che solo due degli esponenti (l’ex iena Giarrusso e l’eurodeputato uscente Corrao) proposti dal M5S, sono riusciti nell’impresa di superare le 100 mila preferenze, a dimostrazione del fatto che in tempi come questi, dove la personalizzazione della politica è al suo acme, optare per figure di spicco è la strada che porta più frutti. L’altro grande vincitore di queste elezioni è il partito Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni, che riesce a raddoppiare il risultato di 5 anni fa. La forza di destra prende il 6,5% e si attesta in molte regioni anche al di sopra dell’amico-nemico Berlusconi (il quale prende l’8,7% a livello nazionale). Situazione un po’ complessa da capire invece per il PD. La lista unitaria di Zingaretti tocca quasi il 23% migliorando il 18 delle politiche dell’anno scorso. Nonostante questo dato, va analizzata la realtà anche dal punto di vista numerico perché se è vero l’incremento a livello percentuale, è altrettanto vero che il PD prende 100 mila voti in meno rispetto al 4 marzo. Com’è possibile? Purtroppo, la risposta si ricollega al generale fallimento della politica italiana capace di portare solo il 56 % delle persone alle urne. Questo aspetto preoccupa perché dimostra la disaffenzione del popolo italiano in merito alla questione dell’Unione Europea (in controtendenza tra l’altro, rispetto alla media degli altri paesi che ha toccato picchi di partecipazione quest’anno); e preoccupa anche perché tanti dei votanti di questo 26 maggio, hanno interpretato come una sorta di referendum nazionale quelle che si prefiggevano come delle fondamentali elezioni relative al futuro dell’intera Europa. Rimangono fuori dai palazzi di Bruxelles tutte le altre liste. Male il duo Bonino-Pizzarotti che raggiunge a stento il 3% e La Sinistra di Fratoianni. Non supera la soglia di sbarramento neppure Europa Verde che però raccoglie circa 600 mila voti, gettando le basi per un buon progetto ecologista.

Il futuro dell’Unione Europea e dell’Italia è tutto da scrivere, fortunatamente Politicanews è qui per questo.

Matteo Guglielmo